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Metropolis Libro Aperto

Oltre al leone alato, un libro – Luisella Romeo

Ricorre quest’anno il cinquecentenario della morte di Aldo Manuzio, celeberrimo tipografo e umanista che scelse Venezia intorno al 1490 per un progetto editoriale senza precedenti.

Aldo_ManuzioLRA quell’epoca Venezia era una città cosmopolita, incrocio di culture diverse, tollerante, aperta alle novità. Qui si erano trasferiti stampatori da tutta Europa. Soprattutto erano giunti i tedeschi da Magonza che dopo Gutenberg sapevano che Venezia poteva far da volano alla loro attività e che nei quasi 10,000 metri quadri del Fontego o Germanicis Domus, l’antico emporio commerciale posto a Rialto, trovavano una perfetta base d’appoggio. Poi Venezia era il centro della cultura umanistica che Aldo Manuzio voleva proteggere in quel particolare momento storico “in cui è più comune l’uso delle armi che quello dei libri.” (Aldo Manuzio, Introduzione alle opere di Aristotele).

Ho chiesto a un caro amico, Alessandro Marzo Magno, autore de L’alba dei libri – Quando Venezia ha fatto leggere il mondo (Garzanti, 2012), di raccontarmi che cosa secondo lui ha significato Aldo Manuzio:

“Il piacere di leggere. Credo sia questa la più grande eredità di Aldo Manuzio ai nostri giorni. Certo: ha codificato il libro, ha inventato il corsivo, ha importato la punteggiatura dal greco. Non c’è dubbio. Ma ciò che ha davvero cambiato radicalmente il nostro modo di avvicinarsi ai libri è stato quello di considerarli uno strumento per trascorrere ore piacevoli e non più solo un mezzo per lavorare o studiare. Prima di Manuzio i libri erano uno strumento utilitaristico, dopo di lui diventano un piacere. Ecco, questa è la vera e autentica rivoluzione del libro che ha definitivamente cambiato il nostro modo di leggere. I paralleli tra l’oggi e l’ieri sono sempre azzardati, ma in questo caso si potrebbe davvero dire che Aldo Manuzio è stato una sorta di Steve Jobs dei suoi tempi. Il genio di Jobs non è stato tanto quello di inventare oggetti che non esistevano, tipo l’iPhone o l’iPad, ma di creare bisogni che nessuno pensava di avere. Nessuno poteva desiderare un iPad prima che fosse concepito, ma quando è uscito sul mercato, quell’oggetto si è imposto in tutto il mondo. Manuzio ha fatto qualcosa del genere con un oggetto che già esisteva, il libro, ma che lui ha rinnovato radicalmente facendolo diventare una cosa che prima non esisteva: uno strumento per trascorrere il tempo piacevolmente.”

Dunque creare un desiderio culturale che prima non esisteva in un momento di crisi storica!

E oggi, qui a Venezia, qual è l’eredità lasciata da Aldo Manuzio? E quale futuro?

Non troppo nascosti, ma lontani da piazza San Marco ci sono delle realtà artigianali e artistiche di eccellenza. Ne ho scelte tre.

La legatoria di Bruno Polliero viene fondata nel 1935. Ora vi lavorano il figlio con la moglie e il nipote. Da una prima esperienza a Padova siLegatoriaPollieroLR spostano a Venezia, per stabilirsi in campo dei Frari circa cinquant’anni fa.

Fino agli anni novanta la legatoria lavorava in collaborazione con la Fondazione Giorgio Cini, con la Biblioteca Marciana, con il Magistrato alle Acque e rilegava i vecchi testi, ricuciva i libri, rifaceva le copertine. Insomma, si occupava di restauro dei libri anche antichi.

Successivamente la legatoria si specializza anche in cartonaggio, oggettistica da regalo decorata con carta marmorizzata da loro prodotta o stampata sempre da loro oppure in pelle di vacchette di alta qualità proveniente da Pescia in Toscana, dove l’arte conciaria ha origini medievali. Piccoli quaderni con la bellissima carta di Amalfi per chi ama scrivere, disegnare, acquerellare o fare schizzi in china.

La legatoria continua anche a lavorare per case editrici di nicchia che vendono libri d’arte e storia veneta rilegati a mano. Le vecchie macchine, dalla pressa alla taglierina, funzionano ancora. E così vengono alla luce bellissimi libri: uno su Andrea Palladio a Vicenza, con piante delle ville e un altro sui palazzi veneziani con il disegno e la descrizione della storia di ogni singolo palazzo, solo per parlare degli ultimi lavori.

Paolo_OlbiLRLa bottega di Paolo Olbi all’ingresso dell’Università di Ca’ Foscari è un altro luogo particolare. Paolo vi accoglie con un sorriso e se siete con dei bambini, insegna loro a decorare una matita con la carta marmorizzata, stendendo la colla e aiutandoli con gesti precisi ad arrotolare quel pezzo di carta senza sbavature. Nel retrobottega stampa invece con il torchio a mano.

Sin dal 1962 quando iniziò in 17 metri quadri si occupa di libri: restauro, legatoria di libri antichi in collaborazione con le grandi biblioteche veneziane. Ricorda come negli anni settanta i Fratelli Fabbri ebbero un’idea geniale nel creare le dispense da acquistare dal giornalaio che poi diventavano le enciclopedie nelle case degli italiani, come I capolavori nei secoli. Si lavorava molto in quegli anni, racconta, ma per lui quell’attività ha avuto anche effetti negativi nell’omologare la produzione a discapito della creatività!
Dagli anni novanta la scoperta della cartotecnica, scatole, carta, articoli da regalo. Oggetti che nascono da una ricerca storica sui disegni bizantini, veneti e classici. Una volta che questi disegni sono trasformati in cliché, la carta viene stampata con il torchio a cilindro mettendo l’inchiostro direttamente sul rullo.

Proprio una scuola per stampatori è il sogno di Paolo Olbi che ha spostato la sua attività vicino all’ateneo veneziano anche per conoscere i più giovani.

Infine mi piace raccontarvi di un progetto artistico lontano da ogni preoccupazione commerciale e che trovo davvero affascinante. Avete già sentito parlare del Libro della Notte? E di Metropolis?

Costruito a Leporello, ossia a fisarmonica, lungo 66 metri in soli tre esemplari, il Libro della Notte è un libro d’artista pubblicato nel 2010 e tirato sui torchi a stella di Atelier Aperto, fondato a Venezia da Nicola Sene nel 1992 e nato da un progetto di Andreas Kramer. Il Libro della Notte raccoglie le incisioni di 110 artisti a cui sono state date tre pagine ciascuno per raccontare la notte. Quando si dorme, si sogna, si rimane svegli, si riposa, ci si tormenta, si ama… Il libro è poi itinerante, viaggia per farsi conoscere: Berlino, Lipsia, Roma e ovviamente Venezia.

Pubblicato proprio questo anno invece, lo stesso centro di grafica si è occupato di un altro progetto simile: Metropolis. Sempre a cura di MetropolisLibroApertoPiccAndreas Kramer, l’idea è di un libro collettivo di circa 100 metri, a fisarmonica, che di nuovo crea l’occasione di un lavoro di oltre trecento artisti con al centro l’idea della città e sembra suggerire che se Venezia con Aldo Manuzio è stata una città perfetta per divulgare le sue idee, oggi è a Venezia che in un libro d’artista si evoca e narra l’idea di città.

E chissà che non sia proprio il ritorno all’artigianato di eccellenza e al libro come opera d’arte il modo per creare un nuovo desiderio culturale nella nostra età contemporanea.

Isabella Romeo

Autore: Luisella Romeo


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