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LO SPRITZ, OVVERO LA POZIONE MAGICA DEL NORDEST – Francesca Marini

spritz02“Per bere uno spritz non ci vuole un privé. Serve una piazza”.
Così recitava una pubblicità, accompagnando magnificamente il significato del rito dell’aperitivo, e in modo particolare del drink veneto per eccellenza: lo spritz.
Il suo gusto solitamente risulta simpatico già al primo assaggio: preparato tassativamente al momento, fresco, leggermente alcolico, viene di norma servito con ghiaccio, una fettina d’arancia e con qualche stuzzichino, oliva o spunciotto. Ma non è questo che lo rende speciale: è ciò che lo circonda che esprime al meglio la sua anima.
Innanzitutto, il luogo: una piazza, appunto. Lo spritz nasce infatti come evoluzione dell’ombra, ovvero del bicchiere di vino che si beveva, di solito all’aperto e all’ombra, per rinfrescarsi nelle calde giornate estive. Nonostante da tempo faccia parte del gotha dei cocktail, lo spritz non è quindi figlio dei club privati, bensì dei bar in piazza o su strada, dove le bellezze dell’architettura si riflettono nei calici, e dove nascono avventure amorose, confidenze, affari e, a partire almeno dal secondo spritz, grandi amicizie spesso destinate a dissolversi con l’impietoso arrivo dell’alba.aperitivo4
Successivamente, l’orario: non è sempre l’ora dello spritz. La magica bevanda sprigiona infatti al meglio i suoi miracolosi effetti soprattutto la sera, verso il finesettimana e rigorosamente dopo il lavoro. Simbolo di libertà quindi, che discende dalla sensazione di aver compiuto il proprio dovere (il veneto di solito è considerato gran lavoratore) e di avere diritto alla propria legittima dose di crapula. Si segnalano comunque numerosissimi casi di spritz fuori orario.
Infine, il contesto: per quanto lo spritz sia ormai considerato un drink “fighetto”, è ben lungi dall’essere una bevanda considerata nobile o costosa. Semplice frutto della miscela tra vino bianco, soda e bitter (o aperol) lo spritz costa poco, è casual, si beve in compagnia e ci riempie di lusinghe. Ultimamente, è tornata in auge anche l’antica versione rossa che si credeva estinta, composta da vino rosso leggero, selz e una fettina di limone.
Da dove nasce allora cotanto rito? Già i Romani avevano l’abitudine di miscelare vini di diverse provenienze insieme con spezie e aromi. Nel Medioevo, l’alcool fu poi legato anche all’alchimia e ai tentativi di creare l’elisir di lunga vita, mentre nel Rinascimento durante i banchetti si proposero grandi zuppiere piene di vini, aromi e frutta (una specie di sangria ante litteram, insomma).
Fu però nell’Ottocento, e soprattutto ai primi del Novecento, che nacquero i primi miscelati, e lo spritz non fa eccezione. C’è chi lo retrodata addirittura al Settecento, ma l’ipotesi più accreditata è che sarebbe stato inventato come tonico dai soldati austroungarici di stanza nel Veneto Asburgico, per allungare il vino bianco, che sarebbe stato un po’ troppo forte per loro. Vino bianco con una spruzzatina di soda insomma: da qui il nome, spritzen in tedesco significa infatti spruzzare. I veneti successivamente lo hanno perfezionato, aggiungendo anche una piccola dose di aperol o bitter, creando così la differenza fra spritz macchiato, tipico del Veneto, e spritz liscio, più popolare nella Venezia-Giulia e nel Trentino. Negli ultimi anni il macchiato si è evoluto ulteriormente, sostituendo ad aperol e bitter altre bevande, come la china, il midori, il cynar, con risultati a volte discutibili.
SambucoxSpritzIl Nord non ha comunque smesso di fornire il suo contributo: in questi anni si è infatti imposto l’hugo spritz, ovvero una versione inventata sulle Dolomiti e caratterizzata da un’aggiunta di sciroppo di sambuco.
Se siete lontani dal Nordest e volete dare un tocco di freschezza ai vostri incontri estivi, servitelo nelle serate calde, prima di una cena con gli amici.
Ecco la ricetta per preparare, in versione “casalinga”, una caraffa da un litro e mezzo:
7 dl di prosecco
6 dl di acqua frizzante
2 dl di sciroppo di sambuco (si compra anche al supermercato o nei mercati rionali)
Servire in calici con ghiaccio e un rametto di menta del tipo da mojito
Se invece farete un viaggio nel Nordest, non dimenticate il rito dello spritz al termine della vostra visita (guidata, ça va sans dire!)
 
Si ringrazia lo chef e sommelier Flavio Rebellato del Pavé di Thiene (VI) per la consulenza scientifica.

 

Francesca Marini

Autore: Francesca Marini


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